Ceceramic, le ceramiche artigianali di Elisa Castelletta

Ceceramic, il brand di ceramiche artigianali creato da Elisa Castelletta, nel varesotto, vicino al Lago Maggiore.

È in un piccolo paese affacciato sul Lago Maggiore che prendono vita le creazioni di Ceceramic, il brand  di ceramiche artigianali creato da Elisa Castelletta. Giovane ed estremamente dinamica, ha creato qui il suo laboratorio dove realizza bellissimi oggetti fatti a mano.

Il suo percorso inizia a Milano, dove studia Design del Prodotto. È proprio durante l’ultimo anno di università che, grazie ad un’insegnante, inizia a ‘sporcarsi le mani’, frequentando alcuni corsi di ceramica e di tornio. E in questo periodo conosce anche l’artigiano ceramista da cui farà bottega, Angelo Zilio

“Lui è diventato il mio maestro”, ci dice Elisa. “In Italia non ci sono molti corsi post laurea che ti aiutano a specializzarti in questo settore. Si va più per botteghe. Io dopo molta teoria universitaria, avevo bisogno di conoscere i materiali, facendo qualcosa di pratico”.

Gli oggetti che realizza Elisa hanno uno stile molto pulito e forme essenziali, prendendo spunto dalla tradizione nordeuropea. Coerentemente con quelle che sono le sue origini, per metà tedesche, e con un lungo periodo trascorso in Danimarca. Entrambi fattori che, ci dice, hanno influito sul suo gusto personale e sulla fattura delle sue creazioni.

“Uso molto le forme cilindriche. Come dice il mio maestro, un buon tornitore deve saper fare ottimi cilindri”. Inoltre, l’utilizzo di forme semplici, ci dice, è un modo per dare risalto alla seconda parte del processo. Ovvero le colorazioni impresse dagli smalti.

Come per tutti i ceramisti, è necessario avere ben chiaro che tipo di oggetti si vuole realizzare, in modo da scegliere i materiali più adatti. Elisa, nonostante la sua giovane età, è preparatissima, e ci spiega meglio questo punto. 

“In base alla temperatura di cottura hai bisogno di argille diverse. Sotto i 1100 gradi si parla di bassa temperatura. Così viene realizzata la ceramica tipica del sud Italia, della Toscana. E le ceramiche settecentesche, ad esempio, molto decorate e dai colori accesi”.  Sopra i 1100 gradi, continua, si producono porcellane e gres, con argille ricche di caolino e comunque diverse dalle prime. Di conseguenza al tipo di ceramica utilizzata, vengono poi miscelati gli smalti. 

“Io utilizzo solo il gres, di due tipi”, continua Elisa. “È un materiale più costoso, ma si ottengono oggetti più resistenti”. Queste argille vengono utilizzate proprio per oggetti da tavola e di uso quotidiano. Questo perché non si crepano e, anche se non vengono smaltate, rimangono completamente impermeabili. Le argille a bassa temperatura, invece, rimangono porose, e, se riempite con acqua calda, rilasciano vapore. 

Dopo la scelta del tipo di cottura e dell’argilla adatta, si arriva poi alla parte chimica, ovvero la miscela degli smalti. Uno degli aspetti forse meno conosciuti del mondo ceramista, forse perché non scenografico come la lavorazione al tornio. Ma che richiede tuttavia grande esperienza e creatività. E sono proprio le miscele di smalti a rappresentare il bagaglio personale e segreto di qualsiasi artigiano ceramista. 

Elisa ci mostra un suo ricettario personale, in cui annota tutti i suoi esperimenti di creazione degli smalti. Uno strumento essenziale per tenere nota e padroneggiare al meglio, col tempo, questa vera e propria arte. 

“Gli smalti sono l’insieme di diversi materiali”, ci spiega. “Alla base c’è sempre del quarzo, che contiene silice, ed è la componente vetrosa”. 

Si tratta di un vero e proprio strato di vetro che, sciogliendosi, si distribuisce sull’argilla, intaccandola col suo colore e la sua grana. Al quarzo, che fonderebbe ad elevatissime temperature, si aggiungono felspati e carbonati, che permettono di abbassare questa soglia di fusione. Infine si aggiunge dell’argilla, che permette allo smalto di ‘aggrapparsi’ all’oggetto grezzo. 

La prima cottura, ci spiega Elisa, è comune praticamente a ogni oggetto in ceramica, e si raggiunge a 990 gradi. In questo modo, si ottiene un oggetto molto poroso, e, a questo punto, non più reversibile. Vuol dire che l’argilla non può più essere lavorata. Al contrario di quando questa si secca, per cui, aggiungendo semplicemente dell’acqua, si può riutilizzare.

Elisa ci mostra tre alte vasche in plastica, al cui interno conserva i suoi smalti, ovvero acqua miscelata ai diversi materiali in polvere. 

“Io lavoro ad immersione”, spiega Elisa. “L’acqua viene assorbita dal biscotto, mentre le polveri si distribuiscono sull’oggetto”.

A determinare il colore dello smalto sono gli ossidi. Elisa ne usa principalmente tre. Il ferro per ottenere il beige, il cobalto per il blu e il rame per il verde. Mischiandoli sempre con altri materiali per ottenere sfumature diverse. Ovviamente, niente di tutto questo è evidente quando si miscela lo smalto, che ancora non assume la colorazione finale. Infatti, solo con l’esperienza e tenendo nota delle miscele si può sapere in partenza che colore si otterrà una volta cotto l’oggetto. 

Elisa ha una serie di piccoli bicchieri e ciotole su una mensola del suo laboratorio, e su ognuno sono impresse lettere e numeri che identificano il tipo di smalto utilizzato per ottenere quelle colorazioni.

“Non sono determinanti solo i materiali utilizzati per la creazione dello smalto”, precisa, “ma anche il tempo di immersione e la temperatura di cottura. Esistono un’infinità di variabili, per questo è necessario annotare tutto”. 

Il lavoro dell’artigiano di oggi però, come se non bastasse, non è solo sperimentazione continua e cura del prodotto, ma necessita anche di un marketing accurato. E in questo Elisa è incredibilmente autonoma, sostenendo ogni aspetto del lavoro sulle sue spalle. 

“Il mio impegno si divide a metà fra la promozione e la realizzazione del prodotto”, racconta. “Solitamente annuncio su instagram un giorno preciso per l’uscita della mia nuova collezione, e in pochi giorni realizzo quasi tutte le vendite di quella collezione”.

“Quando ho iniziato, nel 2018, il periodo era molto florido per le piccole attività artigianali come la mia. È lì che sono riuscita a costruirmi una buona base di clientela”. Anche grazie ad una collaborazione durata due anni con lo studio di architettura Lascia La Scia.


“Si tratta di un progetto gestito da cinque architetti, che, negli spazi di un ex saponificio, hanno creato una serie di ambienti di lavoro, ognuno affidato a professionisti diversi. Lavorando lì sono riuscita a entrare in contatto con molte persone e trovare collaborazioni”.

Oggi invece gestisce tutto dal suo quartier generale nella tranquillità del Lago Maggiore. Ed è da qui che stanno già prendendo vita le idee per nuove collezioni. Oggetti molto particolari e originali che ci mostra in anteprima. Non anticipiamo nulla. Diamo solo un caloroso consiglio: tenete sott’occhio le prossime uscite di Elisa Castelletta e del suo fantastico Ceceramic.

Consigliati per te